La decarbonizzazione è il percorso con cui un'azienda riduce le emissioni di gas serra delle sue attività e della sua catena di fornitura, fino a portarle il più vicino possibile allo zero. Non è un progetto da un anno: è un piano con un punto di partenza misurato, degli obiettivi con una data e delle azioni che si controllano ogni anno.
Vi serve un piano di decarbonizzazione?
Partiamo dai vostri numeri, scriviamo con voi le azioni di riduzione e affianchiamo da subito le rimozioni di CO₂: crediti italiani verificati o una foresta aziendale vostra.
Prenota un’ora con Mauro →In breve
- Si parte da un numero: la carbon footprint, divisa in scope 1, 2 e 3.
- Si fissano obiettivi con una data e un anno di riferimento.
- Si agisce sulle leve di riduzione: energia, processi, mezzi, fornitori, prodotti.
- In parallelo e da subito si lavora sulle rimozioni di CO₂, per le emissioni che oggi non si riescono a togliere.
- Ogni anno si misura di nuovo e si racconta quello che è cambiato, con le parole giuste.
Perché adesso
- Lo chiedono i clienti. I grandi gruppi devono rendicontare anche le emissioni dei fornitori, e le chiedono a valle, alle PMI.
- Lo chiedono banche e bandi. Il merito di credito e i punteggi delle gare guardano sempre più ai numeri sul clima.
- Cambiano i costi. Dal 2028 il sistema ETS2 mette un prezzo sulla CO₂ dei carburanti per edifici e trasporti; il CBAM, nella fase definitiva dal 2026, pesa sulle importazioni di acciaio, alluminio, cemento, fertilizzanti, idrogeno ed elettricità.
Il piano, passo per passo
- Misura. Inventario delle emissioni secondo ISO 14064-1 o GHG Protocol, con scope 1, 2 e 3.
- Punti caldi. Si trovano le poche fonti che fanno la maggior parte del totale: di solito energia, mezzi e acquisti.
- Obiettivi. Un anno base, un obiettivo intermedio e uno di lungo periodo. Chi vuole un riferimento riconosciuto usa i criteri della Science Based Targets initiative (SBTi).
- Azioni di riduzione, con costi, tempi e tonnellate risparmiate per ciascuna.
- Rimozioni per le emissioni residue, scelte con criteri di qualità.
- Controllo annuale e rendicontazione (CSRD per chi è obbligato, VSME per le PMI).
Le leve di riduzione
| Leva | Esempi |
|---|---|
| Efficienza energetica | Isolamento, recupero di calore, motori e impianti più efficienti |
| Elettrificazione | Pompe di calore, mezzi elettrici, processi che lasciano il gas |
| Energia rinnovabile | Fotovoltaico in autoconsumo, contratti di energia rinnovabile, comunità energetiche |
| Logistica e mobilità | Carichi ottimizzati, mezzi a minori emissioni, spostamenti casa-lavoro |
| Acquisti e fornitori | Materiali a minore impatto, fornitori con dati verificati, meno scarti |
| Prodotto | Progettazione per durare, essere riparato e riciclato |
E le emissioni che restano?
Anche il piano migliore lascia emissioni che oggi non si possono togliere. Su quelle si lavora con le rimozioni: CO₂ tolta dall'aria e stoccata da foreste, suolo o tecnologie. Non serve aspettare la fine del percorso: ridurre e rimuovere si fa insieme, da subito.
Le strade sono due. Comprare carbon credit di rimozione verificati, emessi in un registro pubblico. Oppure farsi una foresta aziendale di bambù gigante, che assorbe CO₂ su un terreno dell'azienda.
Attenzione a come si conta
Nei criteri SBTi i crediti comprati fuori dalla propria catena del valore non si sottraggono dalle emissioni: si comunicano a parte, come contributo in più. E verso i consumatori, dal 27 settembre 2026, il D.Lgs. 30/2026 vieta di dire che un prodotto è «neutrale» solo grazie alla compensazione. Si può dire, con precisione, quanto si è ridotto e quanto si è rimosso, dove e con quale verifica.
Gli errori più comuni
- Partire dalle azioni senza il numero. Senza misura non si sa cosa pesa davvero.
- Dimenticare lo scope 3. Spesso è la parte più grande: senza, il piano è incompleto.
- Promettere date che nessuno controlla. Un obiettivo vale se ha un responsabile e un controllo annuale.
- Usare i crediti per non ridurre. I crediti affiancano la riduzione, non la sostituiscono.