Questo documento non vi vende niente. Non c'è un prezzo, non c'è un preventivo, non c'è un «contattaci». Serve a una cosa sola: mettervi in mano i documenti pubblici da cui vengono i numeri del video, così potete controllarmi riga per riga.
Nel video ho fatto un patto in quattro punti. Il secondo diceva: non vi leggo i miei numeri, vi leggo quelli degli altri. Questo foglio è la prova di quel punto. Ogni cifra che avete sentito è qui sotto, con scritto accanto chi l'ha pubblicata e dove andarla a prendere.
Il quarto punto del patto diceva: non semplificate. Per questo il documento non finisce con l'elenco dei numeri. Finisce con il modo di leggerli, che è la cosa che vi rimane quando i numeri saranno vecchi.
Prezzo medio dell'elettricità all'ingrosso, anno 2025.
| Paese | Euro per megawattora | Rispetto all'Italia |
|---|---|---|
| Italia | 116 | — |
| Germania | 90 | -22% |
| Spagna | 65 | -44% |
| Francia | 61 | -47% |
Centosedici contro sessantuno. La stessa fresa, che gira le stesse ore, per fare lo stesso pezzo: in Italia l'energia che le serve costa 1,9 volte quello che costa in Francia. Nel video ho detto «quasi il doppio», ed era la formulazione prudente.
| Voce | Quota comprata all'estero, 2024 |
|---|---|
| Energia, in totale | 75,8% |
| Gas naturale | 95,8% |
| Prodotti petroliferi | 95,5% |
Tre quarti dell'energia di questo Paese arriva da posti dove noi non decidiamo niente.
| Elettricità in Italia, 2025 | Valore |
|---|---|
| Domanda elettrica totale | 311,3 TWh |
| Quota coperta da fonti rinnovabili | 41% |
| Produzione fotovoltaica (record storico) | 44,3 TWh |
| Crescita del fotovoltaico sul 2024 | +25,1% |
| Fabbisogno coperto da produzione nazionale | 84,9% |
Il 41% e il 75,8% sembrano contraddirsi. Non si contraddicono: rispondono a due domande diverse.
Il 41% parla di elettricità. Il 75,8% parla di energia. E l'elettricità non è l'energia: ne è un pezzo. L'energia è anche il gasolio del camion, il gas che scalda il capannone, il gas che cuoce il vetro e il cemento, il carburante dell'aereo, il gas da cui si fa l'ammoniaca.
Uno dei due numeri finisce nei titoli. L'altro no.
È lo stesso caso del video sull'agricoltura: il reddito agricolo per addetto è cresciuto del 6,6% nel 2025, e nello stesso Paese le aziende agricole attive sono calate del 30,3% fra il 2010 e il 2023, quasi una su tre. Il numero non era falso: rispondeva a un'altra domanda.
Il 41% del 2025 è in leggero calo rispetto al 42% del 2024 (lo scrive Terna nello stesso comunicato). Non perché le rinnovabili siano andate peggio: il fotovoltaico ha fatto il suo record storico. È che l'idroelettrico è tornato a valori normali dopo il 2024, che era stato un anno di acqua abbondante.
Tenete a mente questo caso, perché è il più istruttivo di tutto il documento: una percentuale può scendere mentre la cosa che misura sta crescendo. Dipende da cosa c'è sotto la linea di frazione, e da cosa è successo alle altre voci. Chi vuole raccontarvi una storia sceglie l'anno di confronto che gli conviene.
Nel video ho detto che le fonti fossili sono scese per la prima volta sotto il 70% del nostro mix, al 69%, minimo storico. Il dato è di ENEA, e riguarda il mix energetico: tutta l'energia che il Paese usa (petrolio, gas, carbone, rinnovabili, elettricità importata). Non il mix elettrico.
Il testo di ENEA dice: «La quota dei fossili nel mix resta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, ma si colloca per la prima volta leggermente al di sotto del 70%, segnando un nuovo minimo storico.» ENEA scrive «leggermente sotto il 70%»: il 69 è il mio arrotondamento.
Nell'elettricità i numeri sono diversi: le centrali termoelettriche, quasi tutte a gas, hanno coperto il 49,2% della richiesta nel 2025 (47% nel 2024). Ancora una volta: stesso anno, due perimetri, due numeri.
Questo è il blocco in cui vi faccio vedere il documento che ridimensiona la mia stessa frase di apertura. Il metodo vale sempre, o non vale.
ARERA, l'autorità di regolazione dell'energia, guardando il 2024 per le diverse classi di consumo, dice una cosa più sfumata: è vero che per alcune fasce le imprese italiane pagavano più della media dell'area euro, ma se si tolgono le imposte, gli oneri e le componenti recuperabili, per certe fasce il divario si riduce moltissimo, e in qualche caso sparisce.
| Imprese, anno 2024: Italia rispetto all'area euro | Prezzo totale | Al netto di oneri, imposte e tasse |
|---|---|---|
| Media di tutte le imprese | +24% | +2% |
| Classe IB (20-500 MWh l'anno) | +11% | 17,84 contro 19,42 c€/kWh: l'Italia costa meno |
| Classe ID (2.000-20.000 MWh l'anno) | +9% | sostanzialmente uguale |
| Classi IA, IE, IF | — | +4%, +8%, +12% |
Quindi una parte di quel prezzo non è energia: è fiscalità e sono oneri di sistema. Cose che decidiamo noi, qui, non il mercato. È una notizia migliore di quella che sembra, perché su quella parte si può intervenire senza aspettare nessuno.
Il confronto qui sopra è sul 2024, come ho detto nel video. Il 1° luglio 2026 ARERA ha pubblicato i dati del 2025, e dicono un'altra cosa: le imprese italiane hanno pagato il 24,1% in più della media dell'area euro, e il divario «deriva quasi esclusivamente dalla componente energia», più cara del 27%. Oneri e tasse restano più alti (+42,2%), ma non sono più loro a fare la differenza.
Quindi, con i dati del 2025, la fonte che ridimensionava la mia frase di apertura la conferma. Ve lo scrivo per la stessa ragione per cui nel video vi ho fatto vedere il dato contrario: il metodo vale sempre, o non vale.
Il divario resta anche nei dati Eurostat più recenti. Ecco la fascia della piccola industria italiana normale:
| Imprese che consumano 500-2.000 MWh l'anno, I semestre 2025 | Euro per kWh |
|---|---|
| Italia | 0,2336 |
| Media dell'Unione europea | 0,1902 |
| Irlanda, il paese più caro | 0,2726 |
Nel video sull'agricoltura vi avevo dato un trucco per leggere una tabella: il margine lordo nella prima colonna, il margine operativo nella seconda, e lo stesso campo che nella prima ti fa festeggiare e nella seconda ti fa piangere.
Nell'energia esiste lo stesso identico trucco. Si chiama LCOE, costo livellato dell'elettricità. Prende tutto quello che l'impianto costa nella sua vita, lo divide per l'energia che produce, e ne esce un prezzo a megawattora. Bello, pulito, comodo.
| Fonte | LCOE 2024, dollari per MWh |
|---|---|
| Eolico a terra | 34 |
| Fotovoltaico | 43 |
| Idroelettrico | 57 |
| Geotermia | 60 |
| Eolico in mare | 79 |
| Bioenergia | 87 |
Questi sono medie mondiali, non costi italiani. Un impianto in Italia ha altri costi, altri tempi di autorizzazione e altra resa. Chi vi mette questa tabella davanti dicendo «ecco quanto costa da noi» sta saltando un passaggio.
Il LCOE dice quanto costa produrre un megawattora dentro quell'impianto. Non dice se quel megawattora arriva quando serve. Non conta la rete che deve portarlo. Non conta la batteria che lo tiene da parte per la sera. Non conta la centrale che deve accendersi quando non c'è né sole né vento. Non conta che alle 14 di agosto ce n'è troppo e alle 19 di dicembre non ce n'è.
Il costo di sistema è la seconda colonna, e la seconda colonna non ve la fa vedere quasi nessuno. Non è cambiato niente nella centrale: è cambiato solo cosa avete deciso di contare.
Costa poco, si costruisce in fretta, non ha combustibile, e nel 2025 in Italia ha fatto 44,3 TWh, il 25,1% in più dell'anno prima. Tutto vero. Poi cala il sole, e la domanda elettrica non cala. Quindi ti serve altro accanto, e quell'altro va costruito e pagato.
Produce con pochissime emissioni sul ciclo di vita e produce sempre: nel 2024 la flotta nucleare mondiale ha lavorato in media all'83% della sua capacità (82% nel 2023). Tutto vero anche questo.
Poi guardi i tempi:
| I 7 reattori entrati in rete nel mondo nel 2024 | Mesi di costruzione |
|---|---|
| Il più veloce: Zhangzhou 1, Cina | 61 |
| Media dei sette | 114 |
| Il più lento: Flamanville 3, Francia | 204 |
Quindi non esiste «il tempo di costruzione del nucleare». Esistono progetti che vanno benissimo e progetti che vanno malissimo, e prima di partire non sai in quale dei due sei.
Il gas ha una qualità che le altre non hanno: si accende quando vuoi tu. Ed è per questo che non è ancora sparito da nessuna parte. Ma:
| Emissioni sul ciclo di vita | Grammi di CO₂ equivalente per kWh |
|---|---|
| Nucleare | 5,1 - 6,4 |
| Eolico a terra | 7,8 - 16 |
| Eolico in mare | 12 - 23 |
| Gas naturale, ciclo combinato | 403 - 513 |
| Biomassa | — |
E il 95,8% del gas lo compriamo fuori. Risolve un problema e ne lascia aperti due.
Le batterie sono crollate di prezzo davvero: il costo installato dei grandi impianti di accumulo è sceso del 93% fra il 2010 e il 2024, da 2.571 a 192 dollari per kWh.
Ma una batteria non produce energia: la sposta nel tempo. Confrontare il costo di una batteria col costo di una centrale è come confrontare il frigorifero col contadino. Servono tutti e due e non fanno lo stesso mestiere.
Ognuna risolve una cosa vera e ne lascia aperta un'altra. Non perché chi le propone sia in malafede: perché stanno tutte guardando una colonna sola.
| Terna, Piano di Sviluppo 2025-2034 | Valore |
|---|---|
| Investimenti sulla rete nei dieci anni 2025-2034 | oltre 23 mld € |
| Nuovi accumuli necessari al 2030 | 71,5 GWh |
| Richieste di connessione da data center (fine 2024) | circa 30 GW |
| Nuova capacità solare ed eolica stimata al 2030 | oltre 65 GW |
| Capacità di scambio fra zone: da / a | 16 → 39 GW |
Il conto vero è questo: stiamo chiedendo alla rete elettrica di prendersi le auto, il riscaldamento, una parte dell'industria e in più l'intelligenza artificiale, mentre le chiediamo anche di reggere una produzione che dipende dal meteo.
Installare pannelli è la parte facile, ed è la parte che si vede. Il collo di bottiglia è il filo.
Un Paese che compra fuori il 95,8% del gas sta in mezzo a tre cose su cui non ha nessun potere: il prezzo si fa altrove, il combustibile si compra altrove, le regole si fanno altrove. È la stessa frase che ho detto agli agricoltori nel video sulla mappa dell'agricoltura, a proposito di chi vende il grano a un prezzo deciso su un mercato che non vede.
Ma vale anche per la soluzione, ed è la parte che quasi nessuno vi dice quando vi promette l'indipendenza energetica:
| Dipendenza dalla Cina | Quota |
|---|---|
| Domanda UE di magneti di terre rare coperta da import dalla Cina | 98% |
| Terre rare per magneti raffinate in Cina | 100% |
| Fabbricazione mondiale di pannelli solari in mano cinese, in ogni fase | oltre 80% |
| Pannelli solari importati nell'UE che vengono dalla Cina (2023) | 98% |
Non è un argomento contro le rinnovabili: è il contrario. Vuol dire che se facciamo la transizione senza costruire anche industria, riciclo e fornitori diversi, non stiamo togliendo una dipendenza. Ne stiamo cambiando il nome.
ENEA misura la transizione energetica italiana con un indice che si chiama ISPRED: sicurezza, prezzi, decarbonizzazione. Tre gambe.
| Indice ISPRED | Andamento |
|---|---|
| 2024 | -25%, minimo storico della serie |
| 2025 (aggiornamento uscito dopo il video) | -30%, di nuovo minimo storico |
| Obiettivi PNIEC al 2030 | Target | Dove siamo |
|---|---|---|
| Rinnovabili sui consumi finali | 39,4% | circa 20% |
| Rinnovabili sull'elettricità | 63,4% | 41% (2025) |
Adesso mettete insieme le righe. Ci siamo dati un obiettivo per il 2030. L'indice che misura se lo stiamo raggiungendo è al minimo storico, due anni di fila. E la discussione pubblica di questo Paese è ferma su quale fonte sia la migliore.
Discutiamo della fonte mentre manca il filo.
Quando un agricoltore compra un fertilizzante azotato non compra una polvere: compra gas naturale. Il gas è la materia prima da cui si fa l'ammoniaca, e dall'ammoniaca si fanno i concimi. Poi c'è il gasolio del trattore, l'acqua da pompare, l'essiccazione del grano, la cella frigorifera, il camion.
Quindi quando il gas si muove, si muove il costo del cibo. La dipendenza energetica non è solo una voce della bolletta: è uno dei motivi per cui l'agricoltore italiano produce sotto il costo. E il prezzo del gas ve lo ritrovate sullo scaffale, in fondo, dopo qualche mese. Sempre.
Forever Bambù produce biomassa, e la biomassa è una delle fonti che ho messo in fila. Quindi in quella fila c'è anche la mia riga, e ve la devo far vedere come le altre.
Per tutte le altre fonti in questo documento c'è un numero di emissioni sul ciclo di vita. Per la biomassa quel numero non c'è, perché un numero unico per la biomassa non esiste. Dipende da che biomassa è, da quanto lontano l'hai portata, da cosa ci avresti fatto altrimenti, da quanto tempo ci mette a ricrescere, da che terreno hai usato. La stessa parola copre una cosa ottima e una cosa pessima.
Quindi nella tabella la riga senza numero è la mia, e ve lo dico io prima che me lo scriviate nei commenti. È la stessa cosa che ho fatto nel video sull'agricoltura, quando vi ho detto che i miei numeri sul bambù hanno qualità C, la più bassa della scala, perché li dico io e non li ha ancora messi fuori l'Istat.
Il metodo vale sempre, o non vale.
Questa è la parte che vi resta quando i numeri di questo foglio saranno vecchi. Quando qualcuno vi dice «basta fare questa cosa e il problema è risolto», fategli tre domande.
Se non c'è una risposta a tutte e tre, non vi stanno proponendo una soluzione energetica. Vi stanno proponendo una tifoseria. E sull'energia non c'è bisogno di tifoseria: c'è bisogno di tenere a questo Paese.
Tutte le fonti di questo documento sono pubbliche e gratuite. Si cercano così:
ENEA → Analisi trimestrale del sistema energetico italiano,
sul sito delle pubblicazioni ENEA. Esce ogni trimestre più un fascicolo annuale.
Terna → dati annuali
e Piano di Sviluppo.
ISPRA → indicatori ambientali, voce
Dipendenza energetica.
Eurostat → Electricity price statistics, statistiche spiegate.
Attenzione a scegliere la fascia di consumo giusta: cambiare fascia cambia il numero.
ARERA → Relazione Annuale.
IRENA → Renewable Power Generation Costs, edizione annuale.
UNECE → Life Cycle Assessment of Electricity Generation Options.
Regola pratica: guardate sempre l'anno e il perimetro. Quasi tutte le discussioni che sembrano scontri di opinione sono due persone che citano due anni diversi, o due perimetri diversi, dello stesso dato.
Quanto costa davvero l'energia in Italia · versione 1, settembre 2026 · Mauro Lajo
Documento gratuito, allegato al quarto episodio della serie I conti dell'agricoltura italiana. Può essere condiviso liberamente. I dati sono quelli disponibili alla data indicata: dove esiste un aggiornamento successivo al video, in questo documento è segnalato con la sua data.
Se trovate un errore, scrivetelo nei commenti sotto al video. Le correzioni finiscono nella versione successiva, con scritto chi le ha segnalate.