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I conti dell'agricoltura italiana · Episodio 4

Quanto costa davvero
l'energia in Italia

Tutti i numeri del video, con le fonti una per una.
E il modo di leggerli, che conta più dei numeri.

Questo documento non vi vende niente. Non c'è un prezzo, non c'è un preventivo, non c'è un «contattaci». Serve a una cosa sola: mettervi in mano i documenti pubblici da cui vengono i numeri del video, così potete controllarmi riga per riga.

Nel video ho fatto un patto in quattro punti. Il secondo diceva: non vi leggo i miei numeri, vi leggo quelli degli altri. Questo foglio è la prova di quel punto. Ogni cifra che avete sentito è qui sotto, con scritto accanto chi l'ha pubblicata e dove andarla a prendere.

Il quarto punto del patto diceva: non semplificate. Per questo il documento non finisce con l'elenco dei numeri. Finisce con il modo di leggerli, che è la cosa che vi rimane quando i numeri saranno vecchi.

Mauro Lajo
Versione 1 · settembre 2026 · fonti ricontrollate il 21 settembre 2026
I dati sono quelli disponibili alla data di pubblicazione. Dove esiste un aggiornamento più recente di quanto detto nel video, in questo documento è segnalato.

1. I quattro prezzi da cui parte tutto

Prezzo medio dell'elettricità all'ingrosso, anno 2025.

PaeseEuro per megawattoraRispetto all'Italia
Italia116—
Germania90-22%
Spagna65-44%
Francia61-47%
Fonte. ENEA, Analisi trimestrale del sistema energetico italiano – Anno 2025 (n. 1/2026), pag. 66, e il comunicato ENEA del 9 aprile 2026. Testo: «116 €/MWh la media annua [...] 90 €/MWh in Germania, 65 €/MWh in Spagna, 61 €/MWh in Francia». Tutti e quattro i numeri vengono dalla stessa fonte. Il prezzo italiano è il PUN, la media della Borsa elettrica: 116 €/MWh, +7% sul 2024 (stesso fascicolo, pag. 44). ENEA è l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile: è un ente pubblico.

Centosedici contro sessantuno. La stessa fresa, che gira le stesse ore, per fare lo stesso pezzo: in Italia l'energia che le serve costa 1,9 volte quello che costa in Francia. Nel video ho detto «quasi il doppio», ed era la formulazione prudente.

2. Quanta energia compriamo fuori

VoceQuota comprata all'estero, 2024
Energia, in totale75,8%
Gas naturale95,8%
Prodotti petroliferi95,5%
Fonte. ISPRA, indicatore ambientale Dipendenza energetica, dati 2024.

Tre quarti dell'energia di questo Paese arriva da posti dove noi non decidiamo niente.

3. Il numero buono, e perché non contraddice quello brutto

Elettricità in Italia, 2025Valore
Domanda elettrica totale311,3 TWh
Quota coperta da fonti rinnovabili41%
Produzione fotovoltaica (record storico)44,3 TWh
Crescita del fotovoltaico sul 2024+25,1%
Fabbisogno coperto da produzione nazionale84,9%
Fonte. Terna, comunicato sui consumi elettrici 2025, gennaio 2026. Terna è la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale.

Il primo esercizio di lettura: due numeri veri che sembrano litigare

Il 41% e il 75,8% sembrano contraddirsi. Non si contraddicono: rispondono a due domande diverse.

Il 41% parla di elettricità. Il 75,8% parla di energia. E l'elettricità non è l'energia: ne è un pezzo. L'energia è anche il gasolio del camion, il gas che scalda il capannone, il gas che cuoce il vetro e il cemento, il carburante dell'aereo, il gas da cui si fa l'ammoniaca.

Uno dei due numeri finisce nei titoli. L'altro no.

È lo stesso caso del video sull'agricoltura: il reddito agricolo per addetto è cresciuto del 6,6% nel 2025, e nello stesso Paese le aziende agricole attive sono calate del 30,3% fra il 2010 e il 2023, quasi una su tre. Il numero non era falso: rispondeva a un'altra domanda.

Fonti. ISTAT, Conti economici dell'agricoltura – Anno 2025 (reddito per addetto +6,6%); ISTAT, struttura produttiva e forza lavoro delle aziende agricole (1.130.358 aziende nel 2023, -30,3% sul 2010).

Una sfumatura che nel video non c'era, e che vale la pena sapere

Il 41% del 2025 è in leggero calo rispetto al 42% del 2024 (lo scrive Terna nello stesso comunicato). Non perché le rinnovabili siano andate peggio: il fotovoltaico ha fatto il suo record storico. È che l'idroelettrico è tornato a valori normali dopo il 2024, che era stato un anno di acqua abbondante.

Tenete a mente questo caso, perché è il più istruttivo di tutto il documento: una percentuale può scendere mentre la cosa che misura sta crescendo. Dipende da cosa c'è sotto la linea di frazione, e da cosa è successo alle altre voci. Chi vuole raccontarvi una storia sceglie l'anno di confronto che gli conviene.

Le fonti fossili sotto il 70%: di quale mix si parla

Nel video ho detto che le fonti fossili sono scese per la prima volta sotto il 70% del nostro mix, al 69%, minimo storico. Il dato è di ENEA, e riguarda il mix energetico: tutta l'energia che il Paese usa (petrolio, gas, carbone, rinnovabili, elettricità importata). Non il mix elettrico.

Il testo di ENEA dice: «La quota dei fossili nel mix resta sostanzialmente stabile rispetto al 2024, ma si colloca per la prima volta leggermente al di sotto del 70%, segnando un nuovo minimo storico.» ENEA scrive «leggermente sotto il 70%»: il 69 è il mio arrotondamento.

Nell'elettricità i numeri sono diversi: le centrali termoelettriche, quasi tutte a gas, hanno coperto il 49,2% della richiesta nel 2025 (47% nel 2024). Ancora una volta: stesso anno, due perimetri, due numeri.

Fonte. ENEA, Analisi trimestrale del sistema energetico italiano – Anno 2025, pag. 15 (mix energetico) e pag. 37 (quota termoelettrica).

4. Il divario è vero, ma non è tutto energia

Questo è il blocco in cui vi faccio vedere il documento che ridimensiona la mia stessa frase di apertura. Il metodo vale sempre, o non vale.

ARERA, l'autorità di regolazione dell'energia, guardando il 2024 per le diverse classi di consumo, dice una cosa più sfumata: è vero che per alcune fasce le imprese italiane pagavano più della media dell'area euro, ma se si tolgono le imposte, gli oneri e le componenti recuperabili, per certe fasce il divario si riduce moltissimo, e in qualche caso sparisce.

Imprese, anno 2024: Italia rispetto all'area euroPrezzo totaleAl netto di oneri, imposte e tasse
Media di tutte le imprese+24%+2%
Classe IB (20-500 MWh l'anno)+11%17,84 contro 19,42 c€/kWh: l'Italia costa meno
Classe ID (2.000-20.000 MWh l'anno)+9%sostanzialmente uguale
Classi IA, IE, IF—+4%, +8%, +12%
Fonte. ARERA, Relazione Annuale 2025, Volume 1, capitolo 1, pagg. 66-67, figura 1.16; stesso testo nella Sintesi, pagg. 16-17. Testo: «il divario si riduce sensibilmente quando si considerano i prezzi al netto degli oneri, delle imposte e delle tasse, componenti che le imprese possono trasferire ai propri clienti finali. [...] nel 2024 le imprese italiane hanno pagato in media un prezzo soltanto del 2% superiore rispetto alla media dell'Area euro». La componente oneri, imposte e tasse italiana è la più alta fra i paesi confrontati: +65% rispetto alla media dell'area euro, +134% rispetto alla Francia.

Quindi una parte di quel prezzo non è energia: è fiscalità e sono oneri di sistema. Cose che decidiamo noi, qui, non il mercato. È una notizia migliore di quella che sembra, perché su quella parte si può intervenire senza aspettare nessuno.

Aggiornamento: nel 2025 il quadro è cambiato

Il confronto qui sopra è sul 2024, come ho detto nel video. Il 1° luglio 2026 ARERA ha pubblicato i dati del 2025, e dicono un'altra cosa: le imprese italiane hanno pagato il 24,1% in più della media dell'area euro, e il divario «deriva quasi esclusivamente dalla componente energia», più cara del 27%. Oneri e tasse restano più alti (+42,2%), ma non sono più loro a fare la differenza.

Quindi, con i dati del 2025, la fonte che ridimensionava la mia frase di apertura la conferma. Ve lo scrivo per la stessa ragione per cui nel video vi ho fatto vedere il dato contrario: il metodo vale sempre, o non vale.

Fonte. ARERA, Relazione Annuale 2026, Volume 1 (dati 2025), capitolo 1, pag. 62.

Il divario resta anche nei dati Eurostat più recenti. Ecco la fascia della piccola industria italiana normale:

Imprese che consumano 500-2.000 MWh l'anno, I semestre 2025Euro per kWh
Italia0,2336
Media dell'Unione europea0,1902
Irlanda, il paese più caro0,2726
Fonte. Eurostat, prezzi dell'elettricità per consumatori non domestici, primo semestre 2025, fascia di consumo 500-2.000 MWh (fascia «IC»), tabella nrg_pc_205; spiegazioni in Electricity price statistics. In questa fascia l'Italia è il secondo paese più caro dell'Unione, dopo l'Irlanda.

5. Il trucco della prima colonna

Nel video sull'agricoltura vi avevo dato un trucco per leggere una tabella: il margine lordo nella prima colonna, il margine operativo nella seconda, e lo stesso campo che nella prima ti fa festeggiare e nella seconda ti fa piangere.

Nell'energia esiste lo stesso identico trucco. Si chiama LCOE, costo livellato dell'elettricità. Prende tutto quello che l'impianto costa nella sua vita, lo divide per l'energia che produce, e ne esce un prezzo a megawattora. Bello, pulito, comodo.

FonteLCOE 2024, dollari per MWh
Eolico a terra34
Fotovoltaico43
Idroelettrico57
Geotermia60
Eolico in mare79
Bioenergia87
Fonte. IRENA, Renewable Power Generation Costs in 2024 (luglio 2025), medie mondiali ponderate degli impianti utility-scale entrati in funzione nel 2024. Lo stesso rapporto misura che il 91% della nuova capacità rinnovabile grande installata nel 2024 è costata meno della più economica alternativa fossile nuova.

Attenzione, è l'errore che fanno quasi tutti

Questi sono medie mondiali, non costi italiani. Un impianto in Italia ha altri costi, altri tempi di autorizzazione e altra resa. Chi vi mette questa tabella davanti dicendo «ecco quanto costa da noi» sta saltando un passaggio.

E adesso la seconda colonna

Il LCOE dice quanto costa produrre un megawattora dentro quell'impianto. Non dice se quel megawattora arriva quando serve. Non conta la rete che deve portarlo. Non conta la batteria che lo tiene da parte per la sera. Non conta la centrale che deve accendersi quando non c'è né sole né vento. Non conta che alle 14 di agosto ce n'è troppo e alle 19 di dicembre non ce n'è.

Il costo di sistema è la seconda colonna, e la seconda colonna non ve la fa vedere quasi nessuno. Non è cambiato niente nella centrale: è cambiato solo cosa avete deciso di contare.

6. L'esercizio: quattro risposte facili, e cosa lasciano aperto

«Basta il fotovoltaico»

Costa poco, si costruisce in fretta, non ha combustibile, e nel 2025 in Italia ha fatto 44,3 TWh, il 25,1% in più dell'anno prima. Tutto vero. Poi cala il sole, e la domanda elettrica non cala. Quindi ti serve altro accanto, e quell'altro va costruito e pagato.

«Allora basta il nucleare»

Produce con pochissime emissioni sul ciclo di vita e produce sempre: nel 2024 la flotta nucleare mondiale ha lavorato in media all'83% della sua capacità (82% nel 2023). Tutto vero anche questo.

Fonte. World Nuclear Association (l'associazione mondiale dell'industria nucleare), World Nuclear Performance Report 2025, sezione «Operating performance», figura 8: «In 2024 the global average capacity factor was 83%».

Poi guardi i tempi:

I 7 reattori entrati in rete nel mondo nel 2024Mesi di costruzione
Il più veloce: Zhangzhou 1, Cina61
Media dei sette114
Il più lento: Flamanville 3, Francia204
Fonte. World Nuclear Industry Status Report 2025 (PDF). I sette reattori: tre in Cina, e uno ciascuno in Francia, India, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti (pag. 22). Il rapporto scrive che ci hanno messo in media 9,6 anni (pag. 62), cioè circa 115 mesi; Zhangzhou 1 ci ha messo 61 mesi (pag. 84). Flamanville 3 sono 17 anni dal primo getto di calcestruzzo alla connessione: è entrato in funzione con 12 anni di ritardo sul piano e un costo di 25,6 miliardi di dollari, sei volte la stima iniziale di 4,3 miliardi (pag. 25). I 25,6 miliardi sono la stima della Corte dei conti francese, 23,7 miliardi di euro (pag. 108).

Quindi non esiste «il tempo di costruzione del nucleare». Esistono progetti che vanno benissimo e progetti che vanno malissimo, e prima di partire non sai in quale dei due sei.

«E allora teniamoci il gas»

Il gas ha una qualità che le altre non hanno: si accende quando vuoi tu. Ed è per questo che non è ancora sparito da nessuna parte. Ma:

Emissioni sul ciclo di vitaGrammi di CO₂ equivalente per kWh
Nucleare5,1 - 6,4
Eolico a terra7,8 - 16
Eolico in mare12 - 23
Gas naturale, ciclo combinato403 - 513
Biomassa—
Fonte. UNECE (Commissione economica delle Nazioni Unite per l'Europa), Life Cycle Assessment of Electricity Generation Options, 2021, aggiornato nel 2022 (PDF). Testo sull'eolico: «7.8 and 16 g CO2 eq./kWh for onshore, and 12 and 23 g CO2 eq./kWh for offshore turbines». Nel video ho detto «7,8-16 dell'eolico»: è la riga dell'eolico a terra. «Sul ciclo di vita» vuol dire contando tutto: costruzione dell'impianto, combustibile, esercizio, smantellamento. La riga della biomassa è vuota apposta: il perché è nel riquadro «La riga senza numero è la mia», al capitolo 10.

E il 95,8% del gas lo compriamo fuori. Risolve un problema e ne lascia aperti due.

«E allora mettiamo le batterie»

Le batterie sono crollate di prezzo davvero: il costo installato dei grandi impianti di accumulo è sceso del 93% fra il 2010 e il 2024, da 2.571 a 192 dollari per kWh.

Fonte. IRENA, Renewable Power Generation Costs in 2024: i costi dei grandi impianti di accumulo a batteria sono scesi del 93% fra il 2010 e il 2024, da 2.571 a 192 dollari per kWh.

Ma una batteria non produce energia: la sposta nel tempo. Confrontare il costo di una batteria col costo di una centrale è come confrontare il frigorifero col contadino. Servono tutti e due e non fanno lo stesso mestiere.

Cosa hanno in comune tutte e quattro

Ognuna risolve una cosa vera e ne lascia aperta un'altra. Non perché chi le propone sia in malafede: perché stanno tutte guardando una colonna sola.

7. La parte che non si vede: il filo

Terna, Piano di Sviluppo 2025-2034Valore
Investimenti sulla rete nei dieci anni 2025-2034oltre 23 mld €
Nuovi accumuli necessari al 203071,5 GWh
Richieste di connessione da data center (fine 2024)circa 30 GW
Nuova capacità solare ed eolica stimata al 2030oltre 65 GW
Capacità di scambio fra zone: da / a16 → 39 GW
Fonte. Terna, Piano di Sviluppo 2025-2034, presentato il 14 marzo 2025: comunicato e documento di sintesi (accumuli: pag. 5). Gli accumuli sono quelli da connettere direttamente alla rete di trasmissione, in aggiunta ai pompaggi idroelettrici che già esistono. I 30 GW di data center non vuol dire che si faranno tutti: vuol dire che stanno bussando.

Il conto vero è questo: stiamo chiedendo alla rete elettrica di prendersi le auto, il riscaldamento, una parte dell'industria e in più l'intelligenza artificiale, mentre le chiediamo anche di reggere una produzione che dipende dal meteo.

Installare pannelli è la parte facile, ed è la parte che si vede. Il collo di bottiglia è il filo.

8. Il prezzo si fa altrove

Un Paese che compra fuori il 95,8% del gas sta in mezzo a tre cose su cui non ha nessun potere: il prezzo si fa altrove, il combustibile si compra altrove, le regole si fanno altrove. È la stessa frase che ho detto agli agricoltori nel video sulla mappa dell'agricoltura, a proposito di chi vende il grano a un prezzo deciso su un mercato che non vede.

Ma vale anche per la soluzione, ed è la parte che quasi nessuno vi dice quando vi promette l'indipendenza energetica:

Dipendenza dalla CinaQuota
Domanda UE di magneti di terre rare coperta da import dalla Cina98%
Terre rare per magneti raffinate in Cina100%
Fabbricazione mondiale di pannelli solari in mano cinese, in ogni faseoltre 80%
Pannelli solari importati nell'UE che vengono dalla Cina (2023)98%
Fonti. Commissione europea, pagina su terre rare e magneti permanenti («Of its total rare earth magnet demand, 98% is met by Chinese imports») e pagina sul Critical Raw Materials Act («100% of the rare earths used for permanent magnets are refined in China»). Agenzia internazionale dell'energia, Solar PV Global Supply Chains (2022). Eurostat, notizia del 14 ottobre 2024 sulle importazioni di prodotti per l'energia verde.
Nel video ho detto «l'Unione importa dalla Cina circa il 98% delle terre rare». La Commissione lo ha scritto così nel 2020 (comunicazione COM(2020) 474, pag. 4: «China provides 98% of the EU's supply of rare earth elements»). Oggi la Commissione usa il 98% per i magneti di terre rare. Attenzione: se si guardano solo le terre rare grezze e i loro composti, misurati in valore commerciale, Eurostat trova per il 2025 una quota cinese molto più bassa: il 40% (International trade in critical raw materials). Cambia il perimetro, cambia il numero. Lo scrivo qui perché un documento che si chiama «le fonti una per una» deve dire anche questo.

Non è un argomento contro le rinnovabili: è il contrario. Vuol dire che se facciamo la transizione senza costruire anche industria, riciclo e fornitori diversi, non stiamo togliendo una dipendenza. Ne stiamo cambiando il nome.

9. Il re è nudo

ENEA misura la transizione energetica italiana con un indice che si chiama ISPRED: sicurezza, prezzi, decarbonizzazione. Tre gambe.

Indice ISPREDAndamento
2024-25%, minimo storico della serie
2025 (aggiornamento uscito dopo il video)-30%, di nuovo minimo storico
Fonte. ENEA, Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, fascicoli Anno 2024 e Anno 2025 (uscito il 9 aprile 2026; il -30% è a pag. 4 e pag. 66). Nel 2024 a pesare è stata soprattutto la componente decarbonizzazione: le emissioni dei settori non-ETS non erano mai state così lontane dalla traiettoria coerente con gli obiettivi 2030.
Obiettivi PNIEC al 2030TargetDove siamo
Rinnovabili sui consumi finali39,4%circa 20%
Rinnovabili sull'elettricità63,4%41% (2025)
Fonte. PNIEC 2024 (Piano Nazionale Integrato Energia e Clima, testo definitivo di luglio 2024) per i target; ENEA e Terna per i valori correnti. Secondo il fascicolo ENEA sull'anno 2025 (pag. 4) le rinnovabili sui consumi finali sono a circa il 20% contro il 25% previsto dalla traiettoria.

Adesso mettete insieme le righe. Ci siamo dati un obiettivo per il 2030. L'indice che misura se lo stiamo raggiungendo è al minimo storico, due anni di fila. E la discussione pubblica di questo Paese è ferma su quale fonte sia la migliore.

Discutiamo della fonte mentre manca il filo.

10. Perché riguarda anche chi non ha una fabbrica

Quando un agricoltore compra un fertilizzante azotato non compra una polvere: compra gas naturale. Il gas è la materia prima da cui si fa l'ammoniaca, e dall'ammoniaca si fanno i concimi. Poi c'è il gasolio del trattore, l'acqua da pompare, l'essiccazione del grano, la cella frigorifera, il camion.

Fonti. FAO, Global Agrifood Implications of the 2026 Conflict in the Middle East, 15 marzo 2026, pag. 2: «nitrogen fertilizer production relies heavily on natural gas as a feedstock». Agenzia internazionale dell'energia, Gas Market Report, Q3-2026, 7 luglio 2026: «nitrogen-based fertilisers such as ammonia and urea for which natural gas is a feedstock».

Quindi quando il gas si muove, si muove il costo del cibo. La dipendenza energetica non è solo una voce della bolletta: è uno dei motivi per cui l'agricoltore italiano produce sotto il costo. E il prezzo del gas ve lo ritrovate sullo scaffale, in fondo, dopo qualche mese. Sempre.

La riga senza numero è la mia

Forever Bambù produce biomassa, e la biomassa è una delle fonti che ho messo in fila. Quindi in quella fila c'è anche la mia riga, e ve la devo far vedere come le altre.

Per tutte le altre fonti in questo documento c'è un numero di emissioni sul ciclo di vita. Per la biomassa quel numero non c'è, perché un numero unico per la biomassa non esiste. Dipende da che biomassa è, da quanto lontano l'hai portata, da cosa ci avresti fatto altrimenti, da quanto tempo ci mette a ricrescere, da che terreno hai usato. La stessa parola copre una cosa ottima e una cosa pessima.

Quindi nella tabella la riga senza numero è la mia, e ve lo dico io prima che me lo scriviate nei commenti. È la stessa cosa che ho fatto nel video sull'agricoltura, quando vi ho detto che i miei numeri sul bambù hanno qualità C, la più bassa della scala, perché li dico io e non li ha ancora messi fuori l'Istat.

Il metodo vale sempre, o non vale.

11. Le tre domande

Questa è la parte che vi resta quando i numeri di questo foglio saranno vecchi. Quando qualcuno vi dice «basta fare questa cosa e il problema è risolto», fategli tre domande.

  1. Quanto costa il sistema intorno, non solo l'impianto.
    È la seconda colonna. Il prezzo dell'impianto è il margine lordo: la rete, gli accumuli, la centrale di riserva e il terreno sono il margine operativo. Chi vi dà solo il primo numero non vi sta mentendo, vi sta mostrando metà tabella.
  2. In quanti anni, non in quanti annunci.
    Fra i sette reattori entrati in rete nel 2024 c'è chi ci ha messo 61 mesi e chi 204. La stessa tecnologia. Un tempo medio non è una promessa: è una distribuzione, e voi non sapete in che punto della distribuzione finirete.
  3. E chi ce l'ha in mano, la filiera.
    Un impianto che costa poco ma dipende per il 90% da un solo paese non è indipendenza energetica. È una dipendenza con un altro nome.

Se non c'è una risposta a tutte e tre, non vi stanno proponendo una soluzione energetica. Vi stanno proponendo una tifoseria. E sull'energia non c'è bisogno di tifoseria: c'è bisogno di tenere a questo Paese.

Come si controlla un numero, in pratica

Tutte le fonti di questo documento sono pubbliche e gratuite. Si cercano così:

ENEA → Analisi trimestrale del sistema energetico italiano, sul sito delle pubblicazioni ENEA. Esce ogni trimestre più un fascicolo annuale.
Terna → dati annuali e Piano di Sviluppo.
ISPRA → indicatori ambientali, voce Dipendenza energetica.
Eurostat → Electricity price statistics, statistiche spiegate. Attenzione a scegliere la fascia di consumo giusta: cambiare fascia cambia il numero.
ARERA → Relazione Annuale.
IRENA → Renewable Power Generation Costs, edizione annuale.
UNECE → Life Cycle Assessment of Electricity Generation Options.

Regola pratica: guardate sempre l'anno e il perimetro. Quasi tutte le discussioni che sembrano scontri di opinione sono due persone che citano due anni diversi, o due perimetri diversi, dello stesso dato.

Quanto costa davvero l'energia in Italia · versione 1, settembre 2026 · Mauro Lajo

Documento gratuito, allegato al quarto episodio della serie I conti dell'agricoltura italiana. Può essere condiviso liberamente. I dati sono quelli disponibili alla data indicata: dove esiste un aggiornamento successivo al video, in questo documento è segnalato con la sua data.

Se trovate un errore, scrivetelo nei commenti sotto al video. Le correzioni finiscono nella versione successiva, con scritto chi le ha segnalate.